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La storia del comune di Brusio

Il nome di Brusio si affaccia alla ribalta per la prima volta nel 1100 in un documento di S.Remigio. Ma neanche cento anni dopo già si parla di “comune” rispettivamente di “Vicinale” di Brusio in due contratti di vendita di terreno a favore della Chiesa di S.Remigio del 1185 e 1186, dove vien detto che un appezzamento confina a S col Comune di Brusio.

Appunto del comun rustico o vicinanza di Brusio che si costituisce fin da bel principio quale comune indipendente in campo economico, mentre giurisdizionalmente rimarrà aggregato alla comunità di valle o comungrande di Poschiavo, fino alla sua separazione nel 1851. Se, fin verso il 1200, la Valle Poschiavina (e quindi anche Brusio) condivise più o meno le stesse sorti della Valtellina, da allora in poi si incammina per vie proprie. Troviamo così la nostra valle alle dipendenze del vescovo di Coira, risp. degli avvocati di Amazia fino al 1350, anno in cui il duca di Milano riuscì temporaneamente ad occuparla.

Nei primi tempi il territorio del comun rustico di Brusio era alquanto limitato. Esso si estendeva semplicemente al fondovalle, dal lago di Poschiavo alle valli del Saiento (a destra) e di Gagg (a sinistra), più il pendio d’ambo i lati fino su a metà montagna. Non facevano quindi parte di Brusio, Zalende con Campascio, e i monti di Viano, il Sasso del Gallo e Cavaione.

Nel 1408 la gente di Poschiavo e Brusio riuscì finalmente a scuotersi d’addosso il giogo milanese e a mettersi sotto l’ala protettrice del suo antico Signore, il vescovo di Coira, entrando col tempo, spontaneamente e liberalmente a far parte della Lega Caddea. Il documento, steso a Zuoz il 29 settembre 1408, decise definitivamente le sorti di Poschiavo e Brusio. Questa data segna una pietra miliare nella storia della Valle Poschiavina e il documento stesso ne costituisce la sua magna charta libertatum.

Brusio possedeva fin dal suo nascere, quale vicinanza, una certa indipendenza da Poschiavo, ma questo solo in sede economica. In campo giudiziario, invece, Brusio sottostava a Poschiavo.

Finalmente con la nuova organizzazione cantonale, venne data nel 1851 la possibilità alle varie vicinanze di assurgere al rango di comune autonomo e alle cosiddette dritture quella di istituirsi quali circoli indipendenti. Ne approfittò naturalmente Brusio per redimersi finalmente da Poschiavo.

Il contrabbando

Il contrabbando è per definizione legato alle zone di confine. Letteralmente significa “contro il bando”, contro la legge. Raramente questo fenomeno è documentato su scritti. Il più delle volte la storia è tramandata dalla tradizione orale.
La dominazione delle Tre Leghe sulla Valtellina dall’inizio del 500 alla fine del 700, aveva lasciato ampio spazio ed azione alle comunità locali, specialmente in campo commerciale. Durante questo periodo non ci sono note delle attività legate al contrabbando. È a partire dal 800, ma soprattutto durante la seconda guerra mondiale che assume dimensioni considerevoli. -
Il contrabbando non fu mai considerato, nella zona, atto di delinquenza, ma come uno strumento con il quale le popolazioni si difendevano dalla miseria e dalle sventure della vita e le comunità resistevano all’invadenza di uno Stato sempre lontano ed indifferente e spesso anche oppressivo e violento.
Per la nostra gente è sempre stata una forma di lavoro faticosa e rischiosa, ma remunerativa, di cui era difficile cogliere le ragioni di illecito; una fra le poche alternative in montagna al duro lavoro della terra e dell’ emigrazione;
un’ occasione per migliorare, attraverso l’ integrazione del reddito , il tenore di vita della famiglia e, per molti una possibilità di sopravvivenza .
Si contrabbandava specialmente sigarette, tabacchi, cioccolata, caffè, orologi e anche sale verso l’Italia. In molti casi le merci erano oggetto di scambio. Durante l’ultima guerra si contrabbandavano in Svizzera, malgrado i severi controlli da parte delle guardie di confine, riso, fisarmoniche, indumenti, e materiali in gomma.
I centri di smercio in Svizzera erano la Val Poschiavo, la Val Monastero, l’Engadina, la Val Bregaglia e la Val Mesolcina.
Il contrabbando tra Svizzera e Italia durò fino al 1980 ca. e rappresentò per l’economia valtellinese e poschiavina un importante attività dal punto di vista finanziario.