Casa Besta
Il centro culturale nel palazzo storico di Brusio
Casa Besta oggi è Il centro culturale di Brusio e ospita il museo locale, la Biblioteca comunale, l’Archivio comunale e il Centro di documentazione della Società Storica Valposchiavo. Inoltre dispone di due sale e un giardino sul retro per eventi culturali di vario tipo.
Nelle immediate vicinanze si possono ammirare il rinomato viadotto elicoidale della Ferrovia del Bernina e un gruppo di cròt, piccoli edifici circolari in pietra che servirono per secoli alla conservazione degli alimenti.
L’edificio è anche un piccolo tesoro architettonico. Sorto originariamente come casa contadina, nel Settecento è trasformato in una residenza signorile da due nobili famiglie valtellinesi. Di questa trasformazione testimoniano raffinati intagli, stucchi e decorazioni dipinte sui soffitti degli interni. Dalla seconda metà dell’Ottocento fino al 1962 funge da sede dell’Amministrazione comunale. Nel 2000, a seguito di un’importante opera di restauro che ingloba anche un edificio rurale adiacente, nasce il centro culturale di Brusio.
Un museo sul confine
A inizio Ottocento una nuova frontiera di stato divide due valli legate da relazioni secolari. Il confine si trasforma però ben presto in una linea permeabile. Le relazioni di un tempo si sviluppano fra legalità e illegalità, creando una risorsa economica di primaria importanza su entrambi i lati del confine. Contrabbando, commercio di vino, produzione ortofrutticola e una particolare rete di negozi di frontiera diventano l’ossatura economica del territorio.
Il nuovo allestimento museale, terminato nel 2026, pur mantenendo l’esposizione di strumenti musicali antichi e alcune sezioni legate al mondo agricolo e all’artigianato, mette in luce le peculiarità di questo territorio di frontiera e di passaggio di merci e idee, sospeso fra tradizione e innovazione. Casa Besta è il luogo ideale per conoscere Brusio e la sua storia.
Le attività del museo e la prenotazione di sale e giardino sono coordinate dalla Commissione Casa Besta.
Viadotto di Brusio
Il viadotto elicoidale di Brusio è fra le maggiori attrazioni della Ferrovia del Bernina, patrimonio UNESCO dell'Umanità, che a sua volta fa parte della Ferrovia retica.
Tra il 1908 e 1910 gli ingegneri progettisti della Ferrovia del Bernina si confrontano con alcune sfide estreme. Il tragitto che da Tirano (429 m s.l.m.), attraverso il Passo del Bernina (2253 m m.s.l.m.), porta a St. Moritz (1775 m s.l.m.), non deve soltanto superare grandi dislivelli su brevi distanze, ma anche evitare un numero eccessivo di gallerie, in considerazione del suo carattere turistico.
Un compito difficile risolto a regola d'arte
La Ferrovia del Bernina è l'unica in grado di valicare le Alpi senza un tunnel alla base o in quota e senza una trazione a cremagliera. Essa nasconde elegantemente dentro la montagna le curve più difficili per vincere i dislivelli, oppure - come a Brusio - supera l'ostacolo grazie ad un viadotto elicoidale all'aperto.
Il passaggio 'aperto' su un viadotto permette al treno di infilarsi sotto la settima arcata e ai passeggeri di godere appieno di questo miracolo dell'ingegneria ferroviaria: un girotondo su binari.
Il manufatto in pietra rappresenta una meraviglia spettacolare ammirata con stupore da chi soggiorna in Valposchiavo o da chi semplicemente passa di transito in automobile.
Castagneti
Fra storia e gastronomia
La castanicoltura è stata diffusa dai romani tra l’11- 18 secolo quando si è sviluppata una vera e propria coltura.
Il castagno costituiva l’alimento principale per 120 giorni all’anno e veniva consumato sotto forma di farina, di frutto essiccato su graticci o frutto fresco. Oggi sono ancora apprezzati i 'brasché', cotti sul fuoco vivo in un’ apposita padella bucherellata, oppure li 'farüdi', bollite in pentola.
La selva, il paese degli alberi castanili
La selva è costituita unicamente da piante innestate dall’uomo, abbisogna di cure periodiche di potatura e cura del sottobosco.
Nel Comune di Brusio gran parte delle selve si trovano su terreno di proprietà pubblica ma i castagni sono privati. Quest’antica forma di diritto legata soprattutto alla castanicoltura, probabilmente sopravvissuta al diritto romano , è denominata 'Jus plantandi'.
Questa legge conferisce il diritto ai cittadini patrizi di piantare alberi o di innestare, divenendo così proprietari dell’albero. La raccolta delle castagne è riservata al proprietario fino 1° novembre, dopo tale data la raccolta è aperta a tutti.
Detti popolari
- Fiur da mac castegni cul car, fiur da giügn castegni cul pügn, fiur da lüi castegni par nüsun.
(fioritura a maggio, castagne col carro; fioritura a giugno castagne con il pugno; fioritura a luglio castagne per nessuno) - Sal plöf al dì da l’ascenziun al fa castegni fin i buscun
(se piove il giorno dell’ascenzione, fanno castagne persino gli sterpi).
San Romerio
San Romerio è un alpeggio a 1'800 m s.l.m. situato al di sopra del Lago di Poschiavo in splendida posizione. Dalla terrazza sospesa, la vista spazia sulla Val Poschiavo fino a Tirano.
Adagiato su una terrazza sospesa, 800 metri al di sopra del lago, l’alpeggio è raggiungibile in soli 20 minuti dalla stazione dell’autopostale Viano-Piaz (da Brusio). Oltre ad una splendida vista, la località offre un ristoro che serve le specialità regionali tipiche. Aperto da metà maggio a fine ottobre, il rifugio San Romerio offre inoltre possibilità di pernottamento.
Partendo da San Romerio è possibile intraprendere diversi tour montani. Molto nota la ViaValtellina, che passando anche dall'antico ospizio di San Romerio, conduce dall'austriaco Voralberg a Tirano.
Particolarmente piacevole è inforcare la mountain bike e percorrere strade montane e sentieri in cresta accompagnati da panorami meravigliosi.
AltaRezia
Curiosità fra storia e leggenda
A picco su una scoscesa parete rocciosa si trova la chiesa montana di San Romerio, consacrata nel 1106. Nel XII secolo, qui si trovava anche la residenza dei monaci dell’ordine degli Umiliati. Dell’antico ospizio rimangono oggi tre case.
L'erosione geologica fece sì che parte dell'antico pianoro di San Romerio rovinasse a valle, mentre fu risparmiata la parte più orientale, che è quella attuale.La tradizione vuole che la frana si fermò proprio là dove sorgeva l'antica chiesetta, che risparmiò quindi la vita agli alpigiani e agli armenti. In verità questa fu edificata più tardi proprio a ridosso del baratro, in una posizione paesaggistica di rara bellezza, quasi gli antichi costruttori volessero porre la dimora di Dio ad ostacolo di un futuro scoscendimento. Da questa sua posizione nasce la scherzosa espressione popolare locale secondo cui chiunque compie un giro completo dell'edificio sacro sia in futuro preservato da qualsiasi malattia. Tutto ciò è vero; nessuno potrebbe sopravvivere ad una caduta da tale altezza, per cui veramente non si ammalerebbe più.
[da: Wikipedia]
Alpe Pescia
L'alpeggio comunale di Pescia è situato nella parte alta della Val Saiento, una valle laterale della Valposchiavo che da Campascio sale verso ovest. Posto fra i 1800 e i 2000 m s.l.m, suddiviso in Pescia Bassa e Pescia Alta, il pascolo estivo d'alta montagna è dato in appalto ad un allevatore del luogo, il quale è chiamato a custodire anche i bovini degli altri allevatori del Brusiese.
Vi si produce un formaggio d'alpeggio e burro non pastorizzato.
L'Alpe Pescia, con a pochi metri di distanza il Rifugio Anzana, è anche meta per gli appassionati dell'escursionismo. Da questi luoghi si raggiungono facilmente il Col d'Anzana, il Pizzo Combolo, il Lag dal Mat e il Lagh da la Regina o il Passo delle Tre Croci.



















